Conferenza: Avvicinatevi! Dio abbraccia il nostro dolore

Apostolato famigliare
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Vi presentiamo la conferenza preparata dall'Assistente Generale, Padre Yohanes Aristanto Hari Setiawan MSF, per l'incotro degli Amici dei Missionari della Sacra Famiglia (AMSF) in America Latina il 17 aprile 2026, intitolato "Avvicinatevi! Dio abbraccia il nostro dolore". Vi invitiamo alla lettura (la conferenza è tradotta in: italiano, spagnolo, portoghese e polacco; prossimamente anche in indonesiano, francese e inglese).

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AVVICINATEVI!
Dio abbraccia il nostro dolore

180º Anniversario di Nostra Signora de La Salette (1846–2026)

Il 19 settembre 2026 celebreremo il 180º anniversario dell’apparizione di Nostra Signora de La Salette, avvenuta il 19 settembre 1846 sui pendii delle Alpi francesi. La Vergine apparve ai pastorelli Maximin Giraud e Mélanie Calvat. Tra lacrime di madre, affidò ai suoi figli un messaggio profondo e urgente: un Messaggio di Riconciliazione.

Questo Messaggio esprime la preoccupazione di una Madre che vede i suoi figli vivere lontani dalla fede, incapaci di riconoscere i segni di avvertimento e inconsapevoli dei pericoli che comporta perderla. È un pressante invito alla conversione del cuore, alla preghiera, alla fedeltà e al ritorno sincero a Dio. È, in definitiva, un rinnovato invito alla santità personale e familiare.

Ispirato da questo Messaggio di Riconciliazione, Padre Jean Berthier fondò la Congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia (MSF) e la pose sotto il patrocinio di Nostra Signora de La Salette. Ai primi membri della MSF a Grave diceva con profonda convinzione: «Se siete qui oggi, è per l’intercessione di Nostra Signora de La Salette». Da allora, i Missionari della Sacra Famiglia hanno cercato di mantenere viva questa eredità spirituale, diffondendo il Messaggio di Riconciliazione in una società in continuo cambiamento e sempre più globalizzata. Lì dove le famiglie sperimentano fragilità, divisione, perdita di senso o indebolimento della fede, risuona con forza l’invito di Maria a tornare a Dio.

A centottant’anni di distanza, il messaggio de La Salette non ha perso la sua attualità. Rimane un appello all’unità, al perdono, alla preghiera in famiglia, alla fedeltà nelle prove e all’impegno cristiano nella vita quotidiana. Oggi, come allora, Maria ci invita a ravvivare la fede nelle nostre case, a riscoprire la bellezza del Vangelo e a rispondere con generosità alla chiamata universale alla santità. Che questo anniversario sia per le nostre famiglie un tempo di grazia, di riconciliazione e di rinnovamento spirituale.

Quattro messaggi di riconciliazione per le famiglie di oggi

A 180 anni dall’apparizione di Nostra Signora de La Salette, il suo Messaggio di Riconciliazione continua a illuminare la vita familiare. Possiamo sintetizzarlo in quattro inviti concreti per le famiglie di oggi:

  1. Restaurare la santità del giorno del Signore
  2. Restaurare la preghiera in famiglia
  3. Accogliere il dolore e avere il coraggio di riconciliarsi
  4. Prendersi cura e proteggere in modo disinteressato

1. Restaurare la santità del Giorno del Signore

Il Sabbath è stato stabilito come il terzo comandamento del Decalogo (cfr. Esodo 20,8–11). È un tempo di riposo dal lavoro, memoriale della creazione e giorno consacrato all’adorazione di Dio. Nella tradizione ebraica esistono numerosi precetti e orientamenti che ne regolano l’osservanza, sottolineandone il carattere sacro.

Gesù ha ricordato che il Sabbath non consiste semplicemente nel “non fare nulla” o nel rimandare le attività quotidiane, ma nel riscoprirne il vero significato: un tempo per Dio e per il bene dell’uomo. Il giorno santo è un’occasione per accogliere e gustare le benedizioni di Dio, rafforzare i legami familiari e contemplare con gratitudine la creazione.

Il messaggio di Nostra Signora de La Salette riprende questo invito quando afferma:
«Sei giorni vi ho dato per lavorare; il settimo l’ho riservato per me, e non volete concedermelo».
Per i cristiani, il Sabbath trova il suo compimento nella domenica, giorno che celebra la Pasqua e la Risurrezione del Signore. È il Giorno del Signore, centro della vita cristiana e fonte di rinnovamento spirituale.

Tuttavia, la vita familiare moderna è spesso segnata da molteplici impegni ed esigenze lavorative. Molte famiglie si vedono costrette a lavorare la domenica, attratte da benefici economici più immediati. Altre la utilizzano semplicemente per recuperare la stanchezza accumulata, dormire di più o dedicarsi ad attività ricreative. Alcune si disperdono, con ogni membro assorbito dai propri impegni.

Siamo grati che vi siano ancora famiglie che si riuniscono per partecipare insieme all’Eucaristia, unendo la propria vita a Dio in Gesù Cristo e rafforzando la comunione familiare. La domenica offre un’opportunità unica per condividere tempo di qualità, approfondire la fede e ritrovarsi come famiglia, qualcosa che spesso viene trascurato durante la settimana lavorativa.

Il messaggio de La Salette si pone in continuità con i Dieci Comandamenti, con l’insegnamento di Cristo e con il costante invito della Chiesa: fare della domenica veramente il Giorno del Signore, il Giorno della Chiesa e anche il Giorno della Famiglia.

2. Restaurare la preghiera in famiglia

La preghiera è, anzitutto, apertura e ascolto di Dio e della sua volontà, più che una semplice espressione dei nostri bisogni o desideri. È incontro, relazione e fiducia.

Nella tradizione familiare ebraica, la giornata inizia affidando la propria vita nelle mani di Dio. Il Modeh Ani, preghiera di ringraziamento al risveglio, e l’Amidah (la preghiera delle Diciotto Benedizioni) fanno parte essenziale della preghiera quotidiana. Di notte, la preghiera B’yadekha Afkid Rukhi (“Nelle tue mani affido il mio spirito”) esprime l’abbandono fiducioso alla protezione divina. Queste parole, tratte dal Salmo 31, furono pronunciate anche da Gesù sulla croce e riflettono come la preghiera abbia accompagnato tutta la sua vita e il suo ministero fino alla fine.

Il messaggio di Nostra Signora de La Salette conferma questa tradizione di preghiera quotidiana quando dice: «Ah, figli miei, è necessario pregare sera e mattina. Se non potete fare di più, dite almeno un Padre Nostro e un’Ave Maria, e, se avete tempo, pregate di più». Se la preghiera personale può essere abituale per alcuni, la preghiera in famiglia risulta più impegnativa. Fin dal mattino, ogni membro è assorbito dalle proprie responsabilità: lavoro, studio, vari impegni. La sera, la stanchezza, i dispositivi elettronici e i diversi orari rendono difficile ritrovarsi insieme. Riservare un momento per pregare in famiglia non è sempre facile. Tuttavia, questo invito alla preghiera continua a risuonare nel profondo del cuore familiare.

Le famiglie hanno bisogno di pregare gli uni per gli altri per sostenersi reciprocamente, e di pregare insieme Dio non solo nei momenti di difficoltà, ma anche negli eventi quotidiani: gioie, decisioni, successi e sfide. Una preghiera costante e fedele, anche se semplice e breve, trasforma l’ambiente della casa. Dio benedice, sostiene e protegge la famiglia che lo riconosce come centro e guida della propria vita.

3. Dolore e coraggio per riconciliarsi

Una delle caratteristiche più significative dell’apparizione di Nostra Signora de La Salette è il crocifisso che porta sul petto. Questo crocifisso presenta un simbolo particolare: un martello e una tenaglia. Il martello rappresenta il peccato che inchioda Cristo sulla croce; la tenaglia simboleggia lo strumento che rimuove i chiodi. L’immagine è profondamente eloquente: ogni persona, con le proprie scelte, può “inchiodare” o “togliere” i chiodi.

La Vergine disse ai due pastorelli: «Da tanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, devo pregarlo incessantemente, e voi non ci fate caso». Quando agiamo senza consapevolezza né pentimento, continuiamo a ferire il cuore di Cristo. Quando invece riconosciamo le nostre colpe e ci pentiamo sinceramente, iniziamo a togliere i chiodi. Il vero pentimento non è solo un sentimento passeggero di colpa, ma un atteggiamento attivo orientato alla riconciliazione. Implica riconoscere il danno causato, assumersi la responsabilità e compiere passi concreti per ricostruire la relazione.

Nella vita familiare, i legami nati dall’amore possono essere feriti da incomprensioni, conflitti e tensioni. Quanto più stretta è la relazione, tanto più emerge l’unicità di ciascuno, e questa differenza — pur essendo una ricchezza — può diventare, senza volerlo, motivo di dolore. Inoltre, situazioni traumatiche, esperienze difficili o malattie possono indebolire l’autocontrollo e generare reazioni che feriscono proprio coloro che amiamo di più.

Spesso il dolore nasce spontaneamente, senza riflessione né un cammino previo di crescita, danneggiando la relazione. Tuttavia, proprio a motivo dell’amore che unisce la famiglia, ogni membro è chiamato a imparare ad accogliere l’unicità dell’altro, ad aiutarlo a crescere, a perdonare e a chiedere perdono.
Non dobbiamo temere di fare ciò che è giusto, anche quando costa o fa male. Permettere che l’errore continui o tacere per paura non fa che aumentare la distanza tra i membri della famiglia. La riconciliazione richiede umiltà, coraggio per fare il primo passo, capacità di esprimere i propri sentimenti e disponibilità ad assumersi la responsabilità personale.

Le famiglie che vivono la riconciliazione diventano segno di speranza. In un mondo in cui molti conflitti restano nascosti o si trasformano in scontri aperti, una famiglia riconciliata irradia pace, fiducia e testimonianza cristiana.

4. Prendersi cura e proteggere in modo disinteressato

Le Scritture ci rivelano il cuore di Dio come un cuore pieno di tenerezza e di compassione. «Come un padre ha compassione dei suoi figli, così il Signore ha compassione di quelli che lo temono» (Sal 103,13). Il profeta Isaia presenta Dio anche con tratti materni: «Si dimentica forse una donna del suo bambino? Anche se costoro si dimenticassero, io non ti dimenticherei» (Is 49,15).

Dio ama, si prende cura, corregge e cerca instancabilmente il bene dei suoi figli. Non abbandona, non si stanca, non smette di chiamare. Questo stesso amore si manifesta pienamente in Gesù Cristo, soprattutto nella sua vicinanza ai poveri, agli emarginati e a coloro che soffrono.

Le lacrime di Nostra Signora de La Salette esprimono questo amore materno ferito. Ella piangeva come una madre che vede i propri figli vivere lontani dalla fede. Le sue parole — «Da quanto tempo soffro per voi!» — non sono un rimprovero, ma lo sfogo di un cuore che ama profondamente. Come Madre, intercede, prega e supplica, trattenendo — secondo il linguaggio simbolico del messaggio — la mano della giustizia, per concedere tempo alla conversione. La sua venuta è stata e continua a essere un appello pieno di speranza.

Anche oggi molti genitori versano lacrime per i loro figli quando percepiscono che si allontanano dalla fede o intraprendono strade che li preoccupano. A volte si sentono limitati, impotenti, incapaci di essere i genitori che vorrebbero essere. Nel silenzio, pregano e affidano il futuro dei loro figli a Dio.

Allo stesso modo, ci sono figli che soffrono nel vedere i propri genitori lontani dalla fede, dall’amore o dall’armonia familiare. Possono sentirsi incompresi, feriti o persino colpevoli. Anche loro pregano, forse con parole semplici, nella loro fragilità.

In fondo, ogni membro della famiglia è chiamato a prendersi cura del bene degli altri. Prendersi cura e proteggere in modo disinteressato significa interessarsi sinceramente dell’altro, sostenerlo con la preghiera, accompagnarlo con pazienza e manifestare l’amore attraverso gesti concreti: ascoltare, comprendere, incoraggiare, correggere con carità e perdonare.

Quando una famiglia impara a prendersi cura reciprocamente con questo amore gratuito, diventa riflesso del cuore di Dio: una casa in cui ciascuno sa di essere amato, atteso e protetto.

La famiglia come Ecclesia Domestica

Da queste quattro chiamate — santificare il Giorno del Signore, restaurare la preghiera familiare, vivere la riconciliazione e prendersi cura in modo disinteressato — emerge un invito fondamentale: restaurare la famiglia come Chiesa domestica (Ecclesia domestica).

Fin dai primi secoli del cristianesimo, la Chiesa ha riconosciuto la famiglia come una piccola comunità di fede, dove si trasmette il Vangelo, si impara a pregare, si sperimenta il perdono e si vive la carità concreta. Nella casa, la fede smette di essere teoria e diventa vita condivisa.

Oggi, in mezzo alla frenesia, alle esigenze lavorative, alle pressioni culturali e alle sfide di una società globalizzata, la famiglia è chiamata a essere uno spazio in cui Dio abbia un posto reale e quotidiano. Una famiglia che prega e celebra il Giorno del Signore, pratica la riconciliazione e si prende cura reciprocamente diventa segno visibile di speranza.

Così, il messaggio di Nostra Signora de La Salette continua a risuonare con forza: una chiamata al pentimento, alla conversione del cuore e al ritorno fiducioso a Dio.

Che le nostre famiglie riscoprano la loro vocazione di essere piccole Chiese vive, capaci di irradiare la fede nel mondo, sostenersi nelle prove e offrire all’ambiente circostante la testimonianza umile ma ferma dell’amore di Dio.

Così sia.

P. Aristanto MSF

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P. Jean Baptiste Berthier MS

P. Jean Baptiste Berthier MS

(24.02.1846 - 16.10.1908) Fondatore della Congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia

Nostra Signora di La Salette

Nostra Signora di La Salette

Patrona dei Missionari della Sacra Famiglia. Il 19 settembre 1846, nei pascoli sopra il paese di La Salette a Isere, due pastorelli, Maximin Giraud e Mélanie Calvat, hanno incontrato una "Bella Signora" in lacrime, avvolta di luce. Ella diede loro un messaggio di conversione per "tutto il suo popolo".

Santa Famiglia di Nazaret

Santa Famiglia di Nazaret

Modello di vita, scelto da P. Jean B. Berthier per i Missionari della Sacra Famiglia.